lunedì 13 settembre 2010
Status Symbol degli inglesi: meglio la Bici che il Suv
A crederci non erano in molti, alla fine del 2009, quando il ministero dei Trasporti britannico propose uno schema di benefici fiscali per incentivare l' uso della bicicletta nel quotidiano viaggio verso l' ufficio. L' offerta, semplice e rivoluzionaria, destinata sia alle imprese sia ai lavoratori, voleva promuovere le due ruote come benefit aziendale, libero dalle imposte e deducibile dalla dichiarazione annuale dei redditi. Fu giudicato con una certa freddezza a dimostrazione che i mass media, spesso, non sanno cogliere le tendenze nella società. Oggi, le statistiche del Regno Unito (Bicycles Uk 2010) rendono conto che, un po' per la crisi economica e un po' per la maggiore responsabilità ambientale dei cittadini, le abitudini e le preferenze sono radicalmente mutate. E in meglio. In poco meno di un anno sono state ben 25 mila le imprese che hanno sottoscritto l' invito del ministero dei Trasporti e 3 milioni e mezzo gli acquirenti di biciclette, unico boom in un quadro di generale arretramento. L' inglese del ceto medio, il pendolare e l' inglese della City hanno scoperto il simbolo di questi tempi: la due ruote. Del resto, basta guardarsi attorno a Londra (dove all' inizio di agosto è stato avviato l' affitto delle bici pubbliche, sull' esempio di Parigi e Milano) per verificare il nuovo trend. Russi e arabi sfoggiano suv e fuoriserie da favola. I sudditi di Sua Maestà, impiegati, professionisti e manager, preferiscono la bicicletta. È il loro status symbol. Finalmente, anche i mass media se ne rendono conto. E raccontano che «il Regno Unito ha adottato il Tour de France style». Bell' esempio. Noi, italiani, abbiamo il Giro. Purtroppo, ci manca ancora il resto: lo «style». Fabio Cavalera (fonte: corriere.it)
domenica 12 settembre 2010
Vado a vivere a Vauban… (magari)
Vauban è una dei più grandi quartieri car-free (senza auto) in Germania. Chi ci vive, deve una volta l’anno, confermare di non possedere un’automobile. I possessori di auto, devono comprare un posto nel parcheggio multi-piano situato nella zona periferica del distretto (inizialmente i box auto erano stati pensati uno ogni due famiglie, ma il possesso di automobili è crollato col passare del tempo e molti di questi box ora sono vuoti). Ai veicoli è comunque permesso circolare per le vie a passo d’uomo (e in Germania è davvero “a passo d’uomo“) per ritirare e consegnare, ma non parcheggiare.
Si è notato che i bambini di quattro o cinque anni possono giocare, pattinare, pedalare ecc senza pericolo e senza il controllo diretto dei genitori; al tempo stesso gli adulti, tendono a socializzare all’aperto molto di più rispetto alle zone aperte al traffico. C’è pure Groningen nei Paesi Bassi, che con i suoi 16.500 residenti probabilmente è la più grande cittadina car-free in Europa; un area pedonale interamente chiusa al traffico con tre quarti delle famiglie senza auto, il 40% di tutti gli spostamenti all’interno della città viene fatto in bicicletta.
Vauban e Groningen non sono un caso isolato, zone car-free di questo tipo (con meno abitanti) esistono ad Amsterdam, Edimburgo, Vienna, Amburgo e Norimberga… in italia per ora nemmeno “l’idea” sfiora i ns politici.
Si è notato che i bambini di quattro o cinque anni possono giocare, pattinare, pedalare ecc senza pericolo e senza il controllo diretto dei genitori; al tempo stesso gli adulti, tendono a socializzare all’aperto molto di più rispetto alle zone aperte al traffico. C’è pure Groningen nei Paesi Bassi, che con i suoi 16.500 residenti probabilmente è la più grande cittadina car-free in Europa; un area pedonale interamente chiusa al traffico con tre quarti delle famiglie senza auto, il 40% di tutti gli spostamenti all’interno della città viene fatto in bicicletta.
Vauban e Groningen non sono un caso isolato, zone car-free di questo tipo (con meno abitanti) esistono ad Amsterdam, Edimburgo, Vienna, Amburgo e Norimberga… in italia per ora nemmeno “l’idea” sfiora i ns politici.
sabato 11 settembre 2010
Cicliabile 10 e lode a Grosseto
Se vi capita di passare da Grosseto regalatevi una pedalata sulla ciclabile che unisce Grosseto a Marina di Grosseto. Sono circa 14 km di ciclabile vera con una banchina lagra e ben asfaltata che offre sicurezza ai ciclisti grazie a guard rail o canali di irrigazione che la separano, in maniera netta, dalla provinciale. La ciclabile inizia all’incrocio di Marina di Grosseto e porta al bellissimo velodromo (così battezzato dai cittadini) dove famiglie, bimbi e nonni si godono la vita all’aria aperta.
venerdì 10 settembre 2010
38mila biciclette al giorno!!!
Trattasi di North Bridge Street, a Copenhagen ovviamente!
Ascoltando il filmato restano impresse alcuni punti come:
- 50% di pendolari in bici
- incoraggiare i cittadini ad usare la bici
- garantire ciclabilità sicura
- togliere una corsia al traffico automobilistico
- semafori sincronizzati sulle biciclette (pedalando a 20km/h prendi tutti i verdi!)
- 30mila cargo bike in circolazione ogni giorno
- migliorare la salute pubblica
…viene da chiedersi se è sogno o realtà, di sicuro è il paradiso terrestre per ogni ciclista-commuter
giovedì 9 settembre 2010
Castelli: troppa carta sprecata
Anche Castelli entra nella sezione Sprechi “grazie” al packaging ricercato per gli shorts Rosso Corsa. Ennesimo esempio di carta sprecata (scatola + semiscatola interna estraibile + fascia di carta + libricino multipagina) che sicuramente aiuterà l’immagine, la vendita e l’acquisto, ma di certo non aiuta l’ecologia. Manda una mail per sensibilizzare produttori e clienti ad un acquisto più sostenibile!
mercoledì 8 settembre 2010
Cargobike per Deutsche Post
Quando mai succederà in itaglia? qui da noi, i postini smanettano sullo scooterone, sgasano da un palazzo all'altro (anche se tra un palazzo e l'altro ci sono 5 mt!) e troppo spesso il casco resta legato al braccio...
Deutsche Post - Poste italiane : 10 - 0
Deutsche Post - Poste italiane : 10 - 0
martedì 7 settembre 2010
Consumo, dunque sono
Finita la lettura di questo libro scritto da Zygmunt Bauman; interessantissimo nei contenuti ma non di facile lettura (lo scrittore apre un discorso dentro l'altro, parentesi su parentesi che talvolta fanno perdere il filo del discorso). Zygmunt parte analizzando quella che una volta era la "società dei produttori" dove i valori erano sicurezza, stabilità, durata nel tempo. Oggi viviamo nella "società dei consumatori", e della "ricerca della felicità istantanea" (che non deriva dalla soddisfazione dei desideri ma dalla loro quantità). Nonostante tutto, rispetto ai nostri antenati non siamo più felici ma più alienati, isolati, prosciugati da vite frenetiche e vuote.
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